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POLISTIRENE  O POLISTIROLO ? DILEMMA

Prima di entrare nel merito facciamo una precisazione: quando sentite o leggete la parola polistirene sappiate che si tratta di un sinonimo del meno tecnico, ma assai più diffuso polistirolo.

Tecnicamente si parla di polistirene perché viene ricavato dallo stirene, un idrocarburo aromatico molto facile da polimerizzare, tanto che, oltre che per il polistirolo, viene anche utilizzato come materia prima per la produzione di diversi altri tipi di plastiche quali l’ABS (tubi idraulica, mattoncini Lego, parti di automobile, ecc.) o la gomma SBR (pneumatici, suole delle scarpe, piste di atletica, ecc.).

Il polimero dello stirene, il polistirene appunto, è la materia prima da cui si ottiene il polistirolo, sia esso espanso o estruso, la diversità tra i due è sostanzialmente nella lavorazione.

IL POLISTIROLO ESPANSO

Per la produzione del polistirolo espanso il punto di partenza sono le piccole perle di polistirene che, prima vengono messe a contatto con vapore acqueo a temperatura superiore ai 90° e con un espandente, di solito il pentano, un idrocarburo gassoso. Poi vengono compresse in modo che il pentano, che è insolubile in acqua, si diffonda nei granuli.

Dopo questo trattamento i granuli vengono lasciati riposare per qualche mese prima di procedere al processo dell’espansione.

Per l’espansione i granuli vengono trattati con vapore acqueo a circa 120°C che, prima li ammorbidisce e poi, a seguito dell’ebollizione del pentano all’interno del polimero, li espande fino a 50 volte il loro volume iniziale, ottenendo così le classiche sferette di polistirene.

La fase successiva è quella della sinterizzazione, cioè il processo di saldatura delle perle di polistirene espanso. Anche in questo caso si utilizza vapore acqueo ad una temperatura più alta rispetto alla precedente, il quale unisce le perle tra loro fino a formare un blocco omogeneo che potrà essere un classico foglio di polistirolo espanso oppure, utilizzando debiti stampi, un rosone da soffitto, un profilo o quant’altro.

IL POLISTIROLO ESTRUSO

Il polistirene estruso è praticamente il gemello del polistirolo espanso ma, per la diversa lavorazione, si presenta più compatto, più robusto e con una superficie liscia risultando così più adatto per utilizzi che necessitino di una particolare attenzione all’estetica.

In questo caso i grani di poliestere vengono immessi in un estrusore a vite senza fine dove vengono fusi e, con del gas in pressione, vengono “soffiati” verso una forma posta in testa all’estrusore. Possono essere così prodotte le lastre, usate per l’isolamento, o i profili per la decorazione degli interni.

La particolare compattezza rende il polistirene estruso adatto alla produzione di profili battiscopa, quindi particolarmente sollecitati soprattutto sul fronte della compressione.

La differenza di pressione del gas determina la densità del polistirene che potrà essere bassa (25 Kg/mc), media (35 Kg./mc) o alta (50 Kg./mc). Più è alta e più il polistirolo è compatto.

Per concludere, il polistirolo, sia espanso che estruso, trova una importante applicazione in edilizia per le sue caratteristiche di isolamento e per essere permeabile al vapore acqueo ma impermeabile all’acqua, il che fa si che all’interno di un locale isolato con lastre di polistirolo non si formino muffe. Inoltre è importante sottolineare che il polistirolo è atossico, inerte, con una durata lunghissima nel tempo e completamente riciclabile.